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Comunicazione

Confcommercio: credito meno difficile grazie ai nostri Confidi

Migliora l'accesso al credito per le aziende e cresce la liquidità delle imprese del terziario. Una delle voci più penalizzanti per le Pmi, dall'avvento della crisi, sembra normalizzarsi, almeno stando all'indagine condotta da Confcommercio tra i suoi associati. Nell'ultimo biennio appare in leggero aumento anche l'offerta delle banche: negli ultimi 12 mesi, circa l'80%ha ricevuto una risposta positiva, il 41% delle imprese che ne ha fatto richiesta ha ricevuto il credito con ammontare pari o superiore a quello desiderato, il 32% ha ricevuto quanto richiesto o un importo inferiore a quello desiderato.

Ma le banche considerano il solo «merito del credito» o tengono conto anche di variabili qualitative quali, come per esempio gli investimenti fatti dalle imprese, o quelli che intendono fare, l'attività nel campo della ricerca e sviluppo, la capacità di fare innovazione, la propensione ad aumentare i propri organici, spesso assumendo personale altamente qualificato? Non è un mistero, infatti, che proprio le imprese che più di altre hanno fatto o fanno innovazione, o che introducono nel mondo del lavoro giovani talenti, che fanno ricerca, che investono, risultando per questo più esposte al rischio, incontrano maggiori perplessità presso le banche quando bussano allo sportello.

Cambio di passo Il paradosso è chiaro: chi investe di più (senza avere una grande capitalizzazione alle spalle) rischia di finire penalizzato dai rigidi parametri del credito. È qui che si incastona il nuovo ruolo dei Confidi, uno strumento che dall'inizio della crisi svolge adeguatamente la funzione per cui è stato inizialmente ideato, al punto che dall'indagine di Confcommercio emerge che sei imprese del terziario su dieci dichiarano di aver beneficiato di tempistiche più rapide nell'ottenimento del finanziamento richiesto e tre su dieci hanno ottenuto il prestito a costi più convenienti. "Negli ultimi anni l'impegno nel raggiungere gli obiettivi di stabilità finanziaria e la stringente regolamentazione Ue in materia di vigilanza bancaria hanno ridotto il credito alle imprese — ricorda Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio. Un dato su tutti: dal 2011 ad oggi lo stock dei finanziamenti bancari complessivi alle imprese si è ridotto di quasi 120 miliardi di euro. Nel primo trimestre dell'anno c'è, tuttavia, un lieve aumento del credito erogato alle imprese, anche finalizzato agli investimenti.

Però bisogna fare di tutto per rafforzare questi segnali ed evitare di penalizzare le imprese di minori dimensioni. Penso a un rilancio dei Confidi espressi dalle associazioni. Grazie al loro radicamento sul territorio sono i soggetti più qualificati per raccontare e presentare l'impresa alla banca". Nel contesto descritto, i Confidi potrebbero, quindi, rappresentare il collante tra le banche e quelle imprese che, spesso, oggi vengono valutate soltanto attraverso un punteggio (uno scoring) e che, diversamente, potrebbero essere presentate agli istituti di credito dai Confidi stessi, che ne conoscono le peculiarità e le virtù. In quest'ottica, i Confidi diventano la chiave che mette in connessione due mondi che a volte fanno fatica a parlarsi (anche a causa della scarsa educazione finanziaria di alcuni segmenti di imprese).

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